martedì 15 marzo 2011

Fukushima in rosso

Da qualche giorno a questa parte, il terremoto avvenuto in Giappone e la vicenda della centrale nucleare di Fukushima, a vero e proprio rischio collasso, stanno tenendo col fiato sospeso milioni di persone. Giapponesi e non.
Il rischio è serissimo. Si teme da un momento all'altro la fusione del nocciolo e le ultime notizie in merito fanno solo presagire il peggio. Lo scenario che si sta presentando è davvero catastrofico, degno dei migliori b-movie americani sci-fi degli anni '50. Un fallout (non il videogioco) potrebbe avvenire da un momento all'altro. Di certo c'è che gli sforzi dei tecnici nucleari che si stanno adoperando per contenere la crisi sono davvero encomiabili. Ma purtroppo non sembrano sortire gli effetti sperati. Non possiamo che attendere e sperare che tutto vada per il meglio.

Ma la vicenda di Fukushima penso che debba servire per alcuni spunti di riflessione.
Primo spunto: i governi Berlusconi ci rompono i coglioni spesso e volentieri sulla "necessità di non dipendere dai paesi stranieri per il fabbisogno energetico" e sulla "sciagurata scelta del rifiuto al nucleare" nei referendum proposti nell'87. Si vende fumo alla gente dicendo che il nucleare è una necessità per l'Italia, che è energia pulita, a basso costo, ecc. ecc. Vero e proprio campionario di becera propaganda, in barba a gran parte della comunità scientifica che considera il nucleare una forma di energia superata e inutile, di fronte alle rinnovabili. Ovviamente quella parte che non è al soldo delle grandi compagnie energetiche. Infatti il nucleare porta con sè enormi problemi. A partire dallo smaltimento delle scorie, passando alla scarsità estrema della materia prima (diverso sarebbe il discorso per le centrali al torio) per arrivare alla questione sicurezza. E proprio su questo punto vorremmo soffermarci un attimo. Di fronte agli avvenimenti, all'evidenza degli ultimi giorni dove quello che viene considerato il paese più sicuro al mondo e il più avanzato tecnologicamente, il Giappone ha dichiarato, implicitamente, il fallimento del nucleare come forma di approvvigionamento energetico. Tanto che le maggiori nazioni produttrici di energia nucleare stanno facendo dietrofront. E stanno bloccando le loro centrali. Ma ovviamente parliamo di nazioni civili. E in Italia? I politicanti di turno dovrebbero fare mea culpa e dire alla gente "ok, abbiamo sbagliato. Il nucleare non è sicuro." E invece cosa si fa? Si mette un dito in culo agli italiani e gli si dice di comprarsi ancora la loro merda. Ecco allora che la ministra per l'ambiente Prestigiacomo dice che non dobbiamo farci prendere dall'emotività di fronte al disastro nipponico e che non dobbiamo ripetere gli errori del referendum dell'87. Ma come, non era il Giappone il termine di paragone sulla sicurezza nucleare? Non si è sempre parlato del Giappone come dimostrazione della stupidità di chi si opponeva al nucleare, portando l'esempio concreto e virtuoso, senza rischi, di questo tipo di centrali? Ora che il termine di paragone assoluto è venuto meno, travolto di fronte all'incontenibile forza della natura (che ci piaccia o no dobbiamo disfarci del punto di vista antropocentrico e cominciare a fare i conti con questa forza infinitesimamente superiore a noi) che cosa fanno i politicanti? Dicono che siamo noi gli stronzi che non vogliamo il nucleare perché troppo rischioso. E di conseguenza danno degli stronzi anche a tutte quelle nazioni che stanno rivedendo i loro piani energetici. Davvero un bell'esempio di obiettività, non c'è che dire.

Secondo spunto: mi chiedo perché il Giappone, unico paese al mondo ad aver vissuto sulla propria pelle l'incubo di una bomba atomica, la distruzione totale di due città e per lungo tempo i danni della radioattività, si sia impantanato nel mantenimento delle centrali nucleari. L'incubo della bomba atomica è stato vivo nell'immaginario collettivo per lungo tempo. Gli anime e i manga ne sono stati pieni più o meno fino alla metà degli anni '80. Il cinema e la letteratura ne hanno sviscerato moltissimi aspetti. Ricordo Gen di Hiroshima di Keiji Nakazawa, mangaka realmente sopravvissuto all'atomica di Hiroshima che ha voluto raccontare al mondo, tramite il linguaggio fumettistico, l'orrore atomico. Un vero e proprio pugno nello stomaco. Lo stesso dicasi per Rapsodia in agosto di Kurosawa. E mi fermo con gli esempi altrimenti potrei andare avanti per ore. Allora, dicevo, perché il Giappone è andato avanti con la follia delle centrali nucleari? Non hanno davvero imparato niente da quel che a loro stessi è successo? Oppure è una questione ormai sepolta, dato che i sopravvissuti, penso, siano ormai scomparsi per motivi anagrafici? Ma il disastro di Chernobyl dell'86 avrebbe dovuto riesumare un dibattito pubblico che mirasse almeno al contenimento dei rischi di questa forma energetica. E per contenimento dei rischi non mi riferisco alla gestione della sicurezza, ma al fatto di NON costruire centrali nucleari. Oltretutto i giapponesi sono ben consapevoli dell'instabilità geologica del loro territorio. Penso che costruiscano anche i vibratori e i cazzi di gomma rispettando le più avanzate norme anti-sismiche. E allora perché le centrali nucleari? Credo che la risposta sia la più banale possibile. E proprio per la sua banalità fa ancora più male. Semplicemente perché le centrali nucleari hanno intrinsecamente una serie di interessi economici. Conviene costruirle a determinati gruppi industriali e tecnologici. Pochi ma potentissimi. Le lobby quindi si fanno sentire. Eccome se si fanno sentire. Lo possiamo toccare con mano in Italia, dove si sta puntando sul nucleare proprio per favorire gli interessi economici di una ristretta schiera di affaristi monopolisti. Figuriamoci in Giappone, il paese tecnologicamente più avanzato del mondo. E di conseguenza il paese dove sono presenti le lobby tecnologicamente più potenti. E con più peso nell'economia reale. Ecco spiegato il motivo quindi. E fa male ammetterlo. Le centrali nucleari arricchiscono alcuni, mentre mettono a repentaglio la sicurezza di milioni di persone. Ma chi se ne fotte delle persone. L'importante è guadagnare. Quindi denaro-persone, 1-0. Palla al centro.

Per concludere. Appena ho saputo dell'incidente di Fukushima il mio cervello ha subito associato la vicenda a Fujiama in rosso, episodio di Sogni di Kurosawa. Un film-capolavoro, la summa del pensiero kurosawiano sulla vita, che ha letteralmente destabilizzato il mio modo di vedere le cose.


Il contesto è certamente diverso. Lì è l'eruzione del vulcano Fujiama a provocare il disastro nucleare, mentre qui sappiamo che la "colpa" (se così possiamo dire) è stata del terremoto. Ma cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Esplosione della centrale nucleare significa innalzamento del livello di radiazioni. E quest'ultimo significa morte. Per le persone, gli animali, le piante e l'ambiente.
Tralasciando il fatto che lo Stronzio, uno degli elementi chimici presenti nel fallout, a me ha sempre fatto ridere (solo adesso ho scoperto che deve il suo nome non alla presunta stronzaggine del suo scopritore, ma alla città di Strontian), trovo quest'episodio del film strettamente connesso alla situazione attuale. La chiave sta tutta nella spiegazione di quel che poi scopriremo essere uno dei costruttori e giustificatori di quella centrale nucleare, chi cioè a messo a repentaglio l'incolumità delle persone, aggravando ancor di più il già consistente distastro naturale. Migliaia di persone moriranno per l'esplosione del Fujiama, ma i danni che provocherà l'esplosione della centrale saranno esponenzialmente maggiori.
«La parte rossa è il plutonio 239. Di quello basta pochissimo. Un decimilionesimo di grammo ed è cancro. Quella gialla è stronzio 90. Quando ti arriva addosso ti entra dentro le osse ed è leucemia. La parte viola è cesio 137. Si accumula nelle gonadi e muta i geni allelomorfici. In breve, le creature che nasceranno saranno tutte mostruose. È incredible l'imbecillità umana. Tra i rischi della radioattività c'è che è invisibile, così abbiamo sviluppato una tecnologia che rende visibile il rischio. E ora abbiamo il vantaggio di sapere cosa ci ha ucciso. Bel vantaggio. La morte si annuncia con la sua carta da visita.»
E di fronte al fatto che è meglio morire subito che consumati nell'agonia degli effetti della radioattività, la risposta disperata della donna col bambino in braccio: «Avevano detto che le centrali erano sicure. Che il rischio era solo nell'errore umano. Non ci sono pericoli nella centrale in sè. Se non si sbaglia non c'è problema. Io non perdono chi ci ha detto queste cose. Non li perdono! Io prima di morire vorrei vederli impiccati. Impiccati vorrei vederli!»
E qui mi fermo perché credo non ci sia altro da aggiungere.

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