sabato 26 marzo 2011

SUSPIRIA di Dario Argento

Capita a volte che si voglia rimetter mano e occhio a vecchi film che in passato ci erano piaciuti e di cui sentiamo la mancanza. Cosa sempre più rara, sicuramente, nel flusso ininterrotto di dati multimediali in cui siamo sommersi, presi incessantemente dalla frenesia famelica, dal consumo bulimico di materiale, sempre disponibile. Da quello cioè che è la precondizione base del consumismo: l'ampio catalogo inesauribile di prodotti precofenzionati a cui attingere in qualsiasi momento. Eppure a volte si avverte l'esigenza di tuffarsi in quel che è già noto, lasciandosi avvolgere dalla sicurezza di sapere già, aprioristicamente, come stanno le cose, di seguire un percorso già definito e battuto con sicurezza tempo addietro. Sai già dove la strada conduce, non sono possibili deviazioni. Quello è il sentiero e quello devi percorrere. Devi andare a parare esattamente nello stesso punto in cui eri arrivato tempo fa.

Ma può succedere anche che ripercorrendo strade già battute avvertiamo dei cambiamenti, qualcosa che prima non ci era saltato all'occhio oppure aspetti che prima non avremmo minimamente tenuto in considerazione. Ed è questo il caso. Parlo di Suspiria, film di Dario Argento del 1977, visto tempo fa (moolto tempo fa) e poi riposto in un cassetto della memoria. Ieri ho sentito l'esigenza di rivederlo. Ed ecco così che il Suspiria di oggi non è più lo stesso di ieri.

Cosa è cambiato? Ovviamente il film è rimasto sempre lo stesso. Siamo noi che guardando un film ogni volta ci troviamo qualcosa di diverso che prima non vedevamo, semplicemente perché siamo noi ad essere cambiati. Così ci ricordava Bruce Willis ne L'esercito delle 12 scimmie. Ed è effettivamente così, perché la mia prima visione di Suspiria era determinata dal timido affacciarsi al mondo del cinema in materia seria e pedagogica, filtrata dalla passione, un po' sfacciatamente nerd, per i film horror.
Ora invece la situazione è cambiata. Migliaia di film e l'interesse (un po' per passione, un po' per accademia) per il linguaggio cinematografico, hanno determinato un cambiamento di prospettive. Se nel Suspiria di ieri ciò che più mi aveva colpito (lo ammetto, ero veramente ingenuo) era stata la trama -che non scrivo, tanto la potete trovare qui- nel Suspiria di oggi essa passa in secondo piano rispetto alle altre componenti filmiche.
Effettivamente la trama è il punto debole di questo film, i cui meccanismi non si incastrano alla perfezione come dovrebbero e anzi alcune scelte narrative vengono liquidate frettolosamente con spiegazioni semplicistiche, che stonano di fronte allo sviluppo, magnificente, delle altre componenti. Quali sono queste componenti? Sono due e appartengono a quelle categorie che mi hanno fatto cambiare posizione rispetto a questa pellicola: la fotografia e la musica. A cui si aggiunge una componente che è trasversale a tutte le produzioni argentiane: la misoginia voyeuristica.

FOTOGRAFIA
Vuoi perché ero ancora digiuno di tecniche cinematografiche, vuoi perché la vecchia vhs che avevo non rendeva giustizia, la fotografia di Suspiria, vista oggi con la pellicola rimasterizzata adottata nella versione in dvd, è semplicemente eccezionale. Argento utilizza la pellicola come se fosse una grande tela su cui dipingere utilizzando i pochi colori che ha a disposizione: il blu e il rosso. Le scelte cromatiche adottate da Luciano Tovoli, direttore della fotografia qui in grandissima forma, e create facendo uso della Technicolor Process 5 -da lì a poco abbandonata dall'industria cinematografica-, permettono la messa in scena di un vero e proprio sentimento di angoscia, sempre palpabile, in cui l'aria si carica di esoterismo e l'atmosfera diventa sempre più eterea man mano che vengono svelati i risvolti magici della vicenda. Non solo nell'utilizzo delle luci, il blu e il rosso predominano anche nelle architetture, così che l'istituto di danza si viene a configurare come una successione di stanze in cui l'alternanza tra questi due colori, oltre che rendere un forte contrasto cromatico alla vista, diventa anche un'esperienza straniante per lo spettatore. Siamo così avvolti, quasi soffocati, da questi colori che sembrano comunicarci la sensazione di pericolo predominante negli avvenimenti che accadono alla protagonista, ma utilizzati anche quasi a dirci che tutto ciò che vediamo è irreale. Sia perché il tema è ancorata a qualcosa che va oltre la realtà fisica -la magia- sia perché il film non è reale, ma solo finzione. Una fotografia, in conclusione, che è il vero e proprio punto di forza di Suspiria, capolavoro della messinscena cinematografica che tocca livelli elevatsissimi che lo stesso Dario Argento non ha più saputo eguagliare.

MUSICA
Altro aspetto che ci ha guadagnato notevolmente dalla rimasterizzazione e dall'indirizzamento multicanale della versione in dvd. La musica extra-diegetica, composta dai Goblin insieme allo stesso Argento, fa da contrappunto esemplare allo svolgersi delle vicende sullo schermo. Grazie ad essa è possibile l'accumulo di tensione, cosa che dovrebbe essere normale per un film horror. Ma è da sottolineare il fatto che è la musica in sé stessa a creare tensione, senza ricorrere ad altri artifici fonici. Mi spiego meglio. Nelle produzioni horror recenti l'effetto tensione è ricavato facendo schizzare il volume dell'audio in determinati momenti. Più che di tensione parliamo di un vero e proprio effetto sorpresa. Può essere un rumore, un effetto sonoro o qualsiasi altra cosa, ma diventa preponderante solo quando si opera un innalzamento del volume. Alzare all'improvviso il sonoro diventa quindi una tecnica, abusata nelle produzioni horror. È lo stesso meccanismo che funziona quando siamo intenti a fare qualcosa e siamo talmente concentrati da non accorgerci che qualcuno ci viene alle spalle. Quando ci chiamano o ci toccano ci spaventeremo e prenderemo, come si dice in quei casi, un colpo. Ma questo "colpo" non deriva dall'accumularsi della tensione, ma solo dall'effetto sorpresa dato dal modificarsi di una situazione nota a opera di un'incognita sconosciuta. Questo è ciò che avviene in molte produzioni recenti. Ad esempio abbiamo un attore che si avventura in una stanza buia nel completo silenzio. Si sofferma a guardare intensamente un particolare fino a che non appare bruscamente qualcosa, con relativo rumore ed effetto schizzato a palla. Saltiamo sulla sedia, ma solo per l'effetto sorpresa (e fastidio aggiungeri pure, dato che è una cosa abbastanza fastidiosa). Ci sono anche tantissimi video amatoriali su youtube che testimoniano come questa insulsa tecnica abbia poco a che fare con la padronanza del linguaggio cineamtografico.
Cosa succede invece in Suspiria? Questa tecnica è ridotta all'osso, potremmo dire che non è presente per nulla. La tensione viene creata solo dal connubio scena+musica. Le note dei Goblin sono capaci, per la loro forza e le loro tonalità misteriose, di creare un sentimento particolare nello spettatore e sono sufficienti solo quelle note ad inquietarci. La scena del primo delitto all'istituto ne è la prova lampante. Tramite una carrellata la macchina da presa si avvicina dall'esterno alla finestra, al cui interno vediamo la futura vittima. Su questo movimento parte il tema musicale a dirci che sta per accadere qualcosa. Si passa ad un piano sequenza che ci mostra il movimento dell'attrice che si avvicina alla finestra, mentre le note incalzano ancora di più e si fanno più prepotenti, a rimarcare la sensazione di pericolo. Primo piano dell'attrice che scruta attraverso la finestra per cercare di capire cosa c'è al di fuori e la musica sembra quasi scemare, tranquillizzarsi nel suo tema. Dettaglio della finestra, dal buio appaiono due occhi. L'effetto sonoro è minimo. Dalla finestra irrompe un braccio mostruoso che spinge il viso della vittima verso il vetro. La musica riparte impetuosa. Qui parte l'azione del delitto e la tensione si scarica. Essa ha raggiunto il picco massimo nella comparsa della creatura mostruosa ed è stata creata unicamente dalla musica che accompagnava l'avvicinarsi della ragazza alla finestra. È una tecnica cinematografica che solo pochi maestri dello spavento sono capaci ci creare. E non a caso Dario Argento è sempre stato considerato uno dei maestri del cinema horror mondiale, prima che anche lui, con l'avanzare della vecchiaia, imboccasse la china discendente. Argento si serve magistralmente della musica, sa che essa è fondamentale nella costruzione della scena. E i Goblin sono anch'essi magistrali nella loro esecuzione. Lo capissero anche le nuove leve registiche, sicuramente guadagneremmo di più nella visione dei film horror. Ma sono rari i casi. Per adesso accontentiamoci di riguardare Suspiria.

MISOGINIA VOYEURISTICA
Un altro aspetto che mi ha sempre colpito dei film argentiani, di tutti. I delitti migliori, nella loro resa cinematografica, sono sempre quelli che vedono protagoniste delle donne. Inoltre mi sono sempre chiesto se l'indugiare lentamente sull'accanimento efferato degli assassini sulle loro vittime, invece che essere soltanto funzionale alla descrizione del delitto non esprima invece un mero piacere che si trae dalla visione passiva della violazione delle carni. Il coltello che penetra, la gola tagliata in due che apre spazi rosei pronti per accogliere lame, la profanazione del corpo femminile tramite armi da taglio (simboli fallici per eccellenza). Tutti i delitti argentiani assumono anche una metaforica carica sessuale e non sembrano altro che la sublimazione di un desiderio incapace di esprimersi razionalmente nel rapporto con l'altro sesso. Quindi una misoginia derivante dalla repressione sessuale.
Una valenza e un tema di cui il cinema argentiano è sempre stato espressione, attraverso l'espletazione delittuosa derivante da traumi infantili che portano spesso alla devianza sessuale. Ne sono alcuni esempi l'omosessualità di Carlo, interpretato da Gabriele Lavia, in Profondo Rosso; l'intero background psichico dell'assassino di Tenebre e di quello di Giallo (l'ultimo, terribile, film diretto da Argento). Anche la messa in scena degli omicidi si presenta nelle produzioni argentiane come liberazione di una carica sessuale repressa. (Se siete facilmente impressionabili vi sconsiglio la visione dei video linkati) La sopracitata scena di Suspiria, in cui la lama del coltello penetra ripetutamente il corpo della vittima, richiama la prima penetrazione fallica di un un virginale corpo femminile. In Tenebre Eva Robin's aggredisce l'omicida, (nella scena che spiega il trauma alla base degli atti violenti) conficcandogli un tacco a spillo in bocca, chiaro simbolo di dominazione sessuale. In Opera la scena della vittima costretta a non poter chiudere gli occhi a causa degli aghi fissati alle palpebre farebbe pensare ad un'esplicita significazione dello stupro della visione, che rimanda, con altri significati, anche all'occhio dilaniato dal rasoio dello Chien andalou di Bunuel. Ancora in Profondo Rosso l'uccisione del prof. Giordani, interpretato da Glauco Mauri, con i denti spaccati su un angolo del caminetto e poi del tavolo, tende a simboleggiare un violento rapporto orale.
Il corpo da castigare quindi, soprattutto quello femminile. E il piacere che se ne trae dalla visione passiva. Non siamo noi spettatori a compiere la violenza, tuttavia ne traiamo piacere guardando, sapendo che c'è qualcuno che lo fa al nostro posto, facendo così scattare delle molle ancestrali nel nostro ego che soddisfano quelle pulsioni di morte (ma sempre collegate alla sfera sessuale, come ci insegna Freud) che altrimenti rimarebbero inespresse e sopite nel profondo del nostro inconscio. Detto in questa maniera sembra quasi una cosa orribile, da far gridare allo scandalo. Così come accadeva non molti anni fa d'altronde, quando commissioni censorie di vario tipo tagliuzzavano e vietavano tutti quei film che avevano proprio nel binomio sesso+violenza la loro matrice di significato. Invece possiamo stare tranquilli perché il cinema non è altro che una proiezione delle nostri pulsioni. Ma qui ci sarebbe da aprire un discorso altrettanto lungo. Quindi mi limito a dire che in casi del genere, la messa in scena di determinati comportamenti efferati, mettono in moto un meccanismo di catarsi che placa le pulsioni umane, invece che provocarle. Che Dario Argento sia stato consapevole o meno della carica sessuale delle sue narrazioni filmiche non ci è dato saperlo (io penso di sì). Fatto sta che sono opere che aprono orizzonti di riflessione vastissimi, al di là del loro aspetto meramente "da filmetto truculento", direbbe qualcuno.

Tornando al punto da cui sono partito, rivedere il film di Argento dopo tanto tempo, avendo come termine di paragone tantissime altre pellicole, di genere e non, mi ha portato a una conclusione: Suspiria è il film horror più raffinato di sempre. Il suo valore artistico è elevatissimo. La visione di questo film basta per collocare Dario Argento tra i grandi autori del cinema mondiale. Peccato che non abbia saputo mantenere questo livello nelle pellicole successive.


P.S. Un piccolo appunto. Si parla su internet della "comparsata" del regista, in un riflesso all'interno della scena del taxi in cui Argento si presenterebbe con una «espressione demoniaca alquanto bizzarra», almeno stando a quanto afferma wikipedia. Ho messo mano al dvd e fermato l'immagine. Beh, a me più che espressione demoniaca sembra un'espressione alquanto divertita. Ma potete giudicare voi stessi dall'immagine sottostante.


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