venerdì 29 aprile 2011

La politica al tempo delle elezioni amministrative a San Pancrazio Salentino: il caso Gennaro

Tempo di elezioni a San Pank. A metà maggio si voterà la nuova amministrazione governante per il quinquiennio prossimo venturo. E come al solito il clima, in piena campagna elettorale, si fa infuocato. Un mese in cui si sente di tutto, gli spiriti civici delle persone tutto ad un tratto paiono svegliarsi da quel letargo politico che sembra durare vitanaturaldurante in tempi "non sospetti" e vengono gettati nell'arena politica fatta di discorsi da bar, vacue proposte proclamate dal pulpito del palco dei comizi e intenti tonti di rivoluzione contro la classe politica dominante. Peccato che il tutto duri solo pochi giorni e per il resto del tempo... una cippa di cazzo! Guai a parlare di politica con le persone. Ti risponderanno che sono tutti uguali, che sono tutti ladri, ti faranno una pernacchia e gireranno le spalle.

Ma torniamo al periodo attuale. Così come scritto sopra, il periodo elettorale sembrerebbe una cosa buona, uno dei rari momenti in cui la parola democrazia, nella sua accezione liberale, funzioni al meglio delle sue possibilità. Un periodo quindi in cui le persone si informano, vagliano le proposte e le personalità e discutono seriamente su chi dovrebbero mandare a governare in futuro per il bene della cosa pubblica. Ma ovviamente come tutte le cose belle, l'inghippo sotto c'è sempre. Qual'è in questo caso la trappola? Semplice. La maggior parte -non tutti fortunatamente- di quelle persone che si scatenano in campagna elettorale non ha la benché minima idea di quella catena sequenziale informazione-ragionamento-voto di cui sopra. Più che discussione ci si trova davanti ad un tifo da stadio. Più che ragionare sulla linea politica si attacca personalmente l'avversario, riprendendo in questo la linea dei berluspeones a livello nazionale, oppure si cerca di avvicinare gli altri alla linea di un candidato sol perché si è ricevuta chissà quale fantomatica promessa.

Ma c'è da aggiungere un'altra cosa. Questo atteggiamento non è comune tra tutti gli elettori sanpancraziesi. Non stiamo facendo di tutta l'erba un fascio. Questo atteggiamento contraddistingue pochi tipi di personalità, alcune categorie umane che andrebbero analizzate dal punto di vista socio-antropologico per poter essere sviscerate in ogni loro aspetto e capirne il meccanismo di appartenenza alla base. Le elezioni a San Pank quest'anno sono particolari. Non tanto perché vi sono ben 4 candidati sindaci con relative liste, ma quanto perché quella che viene considerata l'avversaria principale della coalizione di centro-sinistra (da tempo immemore in posizione egemonica dal punto di vista dei risultati in termini di voto) è un'accozzaglia, un minestrone come ormai è stato comunemente etichettato, che sotto le false spoglie di una lista civica (Cittadini in Comune) riunisce un candidato sindaco proveniente da Rifondazione Comunista, lo psichiatra Pino Gennaro, con i rappresentanti locali del PDL e dell'UDC. Una lista che si chiama Cittadini in Comune ma che avrebbe benissimamente potuto chiamarsi Fascio&Martello, per le ideologie contrastanti rappresentate al suo interno. Una lista che impedisce anche ai loro avversari di rapportarsi politicamente, dato che non si sa bene quale sia l'ideale da contrapporre all'interlocutore.

Ebbene, si parlava sopra di quella categoria di elettori immuni al vaglio critico della ragione, difensori indefessi della propria parte politica a prescindere dal colore, dall'idea e della condotta. Questi sedicenti personaggi competenti, che vorrebbero travestirsi da opinion-maker ma che recitano scialbamente la parte affidatagli dal gran burattinaio che li comanda e li pasce, sono tipi alquanto sgradevoli, politicamente parlando, incapaci di intavolare qualsiasi discussione di matrice costruttiva. Si allineano al modus operandi nazionale del fare politica, quello pidiellino, in cui l'importante è mentire, mentire, mentire, pur di proteggere il grande capo. Il loro leit-motiv è l'attacco personale, "perché quello ha rubato, quell'altro sta lì da troppo tempo, quello non mi saluta più, ecc", basata su discorsi da bar avulsi da qualsiasi "piattaforma programmatica di tipo politico", si sarebbe detto un tempo. Questi atteggiamenti sono stati assunti fino alle ultime tornate elettorali dagli elettori e propagandisti del centrodestra sanpancraziese, una razza politica incapace di andare al governo neanche a presentarsi da soli, senza nessuna lista concorrente. A questa tipologia di elettori -pochi in verità, dato che il centrodestra a San Pank fortunatamente non ha un grande seguito- si sono ora aggiunti gli hardcore fans di (Scili)Pino Gennaro, lo psichiatra-contadino-comunista-di-destra.

Parlare con quest'ultima categoria elettorale, cercare di intavolare un discorso politico, è una battaglia persa in partenza. Trincerati dietro luoghi comuni triti e ritriti, lontani da qualsiasi interpretazione della politica reale quotidiana, come se per loro il mondo fosse fermo all'epoca del qualunquismo di Giannini, si fanno scudo dietro le suddette voci e non si smuovono di un millimetro neanche quando messi di fronte al fatto compiuto. Ovviamente parlo per esperienza personale, dato che ho avuto a che fare con alcuni di questi singolari soggetti. Propongo qualche sprazzo di conversazione, così da capirci facilmente.

Domanda necessaria: come fa uno che si è sempre professato comunista ad allearsi con i berluspeones?
Risposta: la politica locale è diversa da quella nazionale. Si sono trovati tutti d'accordo sul programma.
Una risposta che non è una vera risposta. Innanzitutto è preoccupante affermare una cosa del genere perché se hanno un programma comune due sono le cose: o sono tutti di destra o sono tutti di sinistra. Inoltre affermare che la politica locale è diversa dalla nazionale è uno sputo in faccia ad ogni buon senso di tipo non solo politico, ma logico!!! Le decisioni sull'energia sono diverse a livello locale da quello nazionale? La questione dell'immigrazione, delle attività produttive, del precariato, quella culturale, sono diverse nel locale rispetto a quello nazionale? Non credo proprio. Destra e sinistra hanno due diversi modi, ideologicamente parlando, di legiferare e affrontare tali questioni.
Messi di fronte ad un discorso del genere si risponde dicendo che non è vero. Punto e basta. Sono due cose diverse. Va bene, se lo dite voi... contenti voi, contenti tutti.

La risposta reale alla domanda su questa strana alleanza è semplicemente una: la megalomania del candidato sindaco (Scili)Pino e la sete di potere dei candidati del PDL, frustrati dalle continue sconfitte elettorali ricevute nel passato. Ma guai a spiattellargli in faccia questa verità! Per gli hardcore-fans gennariani i politici locali del PDL sono persone degne di rispetto con cui si può parlar seriamente. Ma come?? Se fino a pochi mesi fa vi siete buttati merda l'uno sull'altro! Ora tutti uniti core a core per sconfiggere il diavolo? Non solo, guai a fare considerazioni su Sua Santità Sceso In-Terra-Per-Aiutare-Noi-Poveri-Disgraziati-Pino. Perché per loro la questione è solo una: mandare a casa la classe politica dominante ed egemonica da ormai troppo tempo. Ma se non sbaglio il vostro guru prima non faceva parte di quella classe egemonica? È stato Assessore alla cultura nella precedente giunta di centro-sinistra, Consigliere provinciale e Vice-capogruppo nel consiglio provinciale, Consigliere di maggioranza nell'attuale amministrazione. Siamo solo noi ad avere le allucinazioni oppure tale personaggio è stato parte integrante dei meccanismi oliati della politica giunta fino ai giorni nostri? Eppoi si parla tanto di rinnovamento, perché su questo fa leva la politica da bar di questi personaggi, e finiamo per vedere nella lista Fascio&Martello gli stessi personaggi che da tempo immemore siedono in consiglio comunale. Ci verrebbe da mandarvi a cagare. Ma non lo facciamo solo perché siamo persone civili.

Questi sono solo due dei punti toccati nelle varie conversazioni. Tanti altri li ometto altrimenti ci vorrebbe un post kilometrico. C'è da rimarcare una sola cosa: la mancanza di un vero e proprio progetto politico da parte della lista Cittadini in Comune. Quando si chiede quale sia la loro idea di amministrare, quali istanze portare avanti, cosa fare una volta giunti ipoteticamente al governo, le risposte riprendono tutte le vacuità dette nelle varie "critiche" alla classe dominante. L'importante è mandare a casa il Pd e SEL, il resto non importa. Credo che potremmo fare direttamente seppuko piuttosto che affidare il nostro Comune nelle mani di tali individui. Quanto durerebbe un'amministrazione del genere? Un paio di mesi? Alla prima deliberazione seria andrebbero nel panico e non si accorderebbero mai e poi mai, perché alcuni di sinistra (almeno così dicono) e altri di destra. E allora, che cazzo vi siete candidati a fare? Giusto per incasinare le cose?

A sostegno della tesi della mancanza di un programma vero, effettivo, di una linea politica comune da mettere in atto una volta andati al governo, è proprio la mancanza REALE di un programma. La lista del PD-SEL-Noi Centro, quella civica di Fedele Gravili e quella de La Destra di Micelli lo hanno già presentato. Cittadini in Comune ancora no. E mancano poco più di due settimane alle elezioni e meno ancora alla chiusura della campagna elettorale. Mi immagino i brainstorming all'interno della sede di Fascio&Martello, dove tra bottiglie di vino, elogi degli alberelli, una frangia che canta bandiera rossa mentre l'altra intona faccetta nera, si cerca di costruire un'identità artificiosa per questo calderone ribollente di ipocrisie e contraddizioni politiche. Buona fortuna, perché l'impresa è davvero tosta.

Dovesse davvero uscire questo fantomatico programma di Cittadini in Comune, scriverò un post dedicato alla comparazione di tutti e quattro i programmi. Vediamo cosa ne esce.

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