domenica 15 aprile 2012

Memorie di un gangster di carta. Luca Torelli è TORPEDO

Luca Torelli è un sicario senza scrupoli che si muove sul movimentato sfondo dell’America anni ’30, age d’or dei gangster hard-boiled le cui gesta sono diventate patrimonio culturale grazie a una narrazione continua suddivisa tra cinema, letteratura e fumetto. A quest’ultimo medium si deve l’onore di tramandare ai posteri le memorabili gesta di Torelli, alias Torpedo.
Primo piano di Luca Torelli
versione Jordi Bernet

Luca Torelli, di madre Petrosino, è un sicario italo-americano -di origine siciliane- vissuto a New York durante gli anni seguenti alla Grande Depressione del ’29, nel contesto di un’America che cerca di risollevare la propria sorte economica e sociale attraverso il New Deal di Roosevelt ma che allo stesso tempo soffre l’ascesa della criminalità organizzata che prospera anche grazie a legge inique come il Volstead Act, la famosissima legge che proibisce la fabbricazione e la vendita di alcolici e che favorisce l’ascesa dei gruppi criminali organizzati capaci di prosperare grazie al contrabbando di alcolici. (periodo ricordato anche nell’episodio della serie a fumetti Un anno bevuto pericolosamente) Dalla povertà della Sicilia vissuta da Torelli adolescente ai soprusi e le crudeltà perpetrate da Torelli adulto nella Grande Mela il passo è breve. Una linea continua disegna la vita di Torpedo che, segnata dalla violenza, non può che rispondere utilizzando le stesse armi, anche se il risultato spesso non è quello che ci si aspetterebbe. Torelli non ha scrupoli, non si ferma davanti a nulla. Non c’è rispetto per le minoranze, né difese di genere; la violenza chiama violenza e il grilletto è sempre pronto a far fuoco; insomma il politicamente corretto è un concetto inesistente nel vocabolario di Torpedo e non c’è storia che lasci spazio a una redenzione morale del protagonista.
Il trattamento riservato da Torpedo
a una cliente in I pescatori
Basti pensare all’episodio I pescatori dove Torelli risponde alle richiesta d’aiuto della moglie di un pescivendolo la cui famiglia è vessata dalle angherie di un clan di pescatori malavitosi: di fronte alla manifestazione di povertà dell’avvenente signora Torelli non si fa scrupoli a richiedere il pagamento del servizio “in natura” e, dopo aver bastonato i malavitosi, a presentarsi nottetempo nella camera della malcapitata per riscuotere il pagamento con la forza. Ma quest’aria da duro, questa maschera da gangster che non deve chiedere mai, viene spesso smembrata dagli esiti comico-grotteschi delle imprese torpediane che non sempre finiscono nella maniera in cui il protagonista si era prefisso. Basta leggere l’ultimo episodio della serie a fumetti, Brutti, immondi e cattivi, per vedere come la gelida, tremenda vendetta pianificata dal protagonista si risolva invece in una farsa dagli esiti grotteschi in cui, lungi dall’ottenere soddisfazione, Torelli non può che assistere inerme allo sfascio del proprio piano perfetto: qualsiasi intento, nobile o spregevole che sia, non può che alzare bandiera bianca davanti a un paio di tette e a un bel culo, a ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, qual è il vero motore che fa girare gli eventi del mondo. Ma un grande personaggio non può essere definito tale senza un character che lo affianchi e lo spalleggi nelle sue avventure. Sherlock Holmes ha John Watson, Nero Wolfe ha Archie Goodwin, Tintin ha Milù, Batman ha Robin e Dylan Dog ha Groucho. Allo stesso modo Luca Torelli è affiancato da Rascal, grassoccio e sfigato assistente destinato a prenderle di santa ragione e le cui disavventure fungono da contraltare comico alle grottesche vicende a tinte noir del suo capo.
Luca Torelli versione Alex Toth

Torpedo è un fumetto creato dallo sceneggiatore spagnolo Enrique Sanchez Abulì e dal disegnatore americano Alex Toth. In realtà a quest’ultimo, oltre all’originaria paternità grafica del personaggio, non si attribuisce nessun altro contributo particolare nell’economia creativa dell’opera. Bastano due sole puntate per abbandonare l’onore delle armi, le matite e i pennelli in questo caso. Troppe le divergenze di carattere etico e morale in cui incorre il disegnatore: Torpedo è troppo violento e la società messa in scena da Abulì non collima con la visione della vita auspicata dalla mentalità creativa tothiana. «Il problema con Toth è stato quello di non esserci capiti. Lui voleva disegnare la vita di un gangster molto buono e io volevo scrivere la vita di un gangster molto cattivo» ha affermato Abulì a questo proposito. Le matite passano perciò a Jordi Bernet e si accende da subito l’eureka capace di elevare qualitativamente la serie. Bernet cambia la fisionomia del personaggio, ricalcandolo sulle fattezze dell’attore hollywoodiano Clint Eastwood, e si trova perfettamente a suo agio tra le grottesche, spassose e violente pagine propostegli dallo sceneggiatore iberico. Le rinnovate pagine di Torpedo trasudano l’aria del divertimento partecipato infusogli dal nuovo disegnatore. Se le tavole di Toth, tanto pregevoli nei contrasti secchi del bianco e nero quanto poco ispirate per la loro mancanza di espressività, lasciano trasparire la lontananza morale del suo creatore, le tavole di Bernet, con le sue linee dure ed espressive, coi suoi neri pieni e le inquadrature da fumetto d’azione, al contrario legano indissolubilmente le immagini all’andamento ritmico del racconto, caricandone i personaggi della spregevolezza unica che solo l’umanità è capace di esibire fieramente e allo stesso tempo deflagrandone appieno la potenza umoristica insita nelle vicende raccontate. Il tratto nervoso di Bernet, perfetto per la messa in scena delle vicende torpediane, attraversa le tavole composte dalla classicissima griglia a 6 vignette e si sposa con la scrittura magistrale di Abulì che condensa la narrazione nell’arco di poche tavole -dalle 8 alle 12 pagine per episodio, salvo alcune eccezioni di episodi da 40 e passa pagine- accompagnando il lettore fin da subito nel vivo della vicenda. Nelle storie di Torpedo mancano del tutto gli antecedenti e la preparazione dell’intreccio narrativo ad anticipare la risoluzione dei conflitti: c’è direttamente il conflitto. «Anche per questo Abulì e Bernet di solito puntano alla sorpresa. Non alla suspense, che è il suo contrario. Torpedo non aspetta a sparare: spara. Non aspetta a colpire, l’ha già fatto. Torpedo previene la suspense perché l’attesa fa battere il cuore e lui un cuore non ce l’ha.» (Luca Raffaelli, I classici del fumetto di Repubblica – Serie Oro n.56
Torpedo, le donne e i malapropismi
E alla bravura di Abulì si deve anche la caratterizzazione di Luca Torelli, tanto per la sua aspirazione, generalmente disattesa, a essere un duro quanto per la sua ignoranza cronica espressa magistralmente nell’uso frequente dei malapropismi, ossia la tendenza a scambiare parole foneticamente somiglianti ma diverse nel significato. «Quella mano mi attivò le meningiti.» (da Torpedo 1936, Dumbo), «Improvvisamente mi si attivarono i neutroni» (da Torpedo 1936, Assolo di tromba), «Giusto dei ceri che ardevano allegramente, appestando d’incendio, incensio…» (da Torpedo 1936, R.I.P. e così sia) «Dovrebbe curarsi di più la vista. Perché non va da un’occultista?» e «Sono un po’ duro di udito, un po’ sordido o come si dice…» (entrambe da Torpedo 1936, La scambiata). A ciò va aggiunta la tendenza di Abulì a recuperare personaggi già visti negli episodi precedenti, a dispetto della brevità delle singole storie e della loro apparente autoconclusività. Testimonianza di questo sotterraneo filo continuo sono gli episodi legati all’infanzia italiana del protagonista, legati in maniera consequenziale seppur proposti a distanza di tempo l’uno dall’altro, e quelli in cui riappaiono personaggi a cui Torpedo giura vendetta. Appartengono a quest’ultima categoria il primo episodio della gestione grafica di Bernet, Cane mangia cane, dove viene introdotto il personaggio di Susan -«puttana, ma di quelle di gran classe come non se ne trovano più»- che da semplice spalla nell’omicidio di Frank “Forever” assurge ad attrice principale tradendo il protagonista, rubandogli il bottino e sfregiandogli la faccia. Torpedo medita vendetta e 15 episodi dopo, in La signora delle contumelie, ha l’occasione per rifarsi dello sgarro ricevuto, ciccandola tuttavia e ricevendo in risposta un altro sfregio in volto. Susan ritorna infine nell’episodio finale lungo 46 pagine, Brutti, immondi e cattivi, ai cui esiti, involontariamente comici, si è già accennato in apertura di post.

Gli adattamenti di Torpedo messi
a confronto. In alto la versione
pubblicata su L'Eternauta, in
basso la versione di Edizioni BD
Editorialmente parlando Torpedo nasce nel rinnovato clima culturale che investe la Spagna dalla metà degli anni ’70, ossia dalla fine della dittatura franchista. In quel periodo i fumetti spagnoli possono cominciare a parlare a un pubblico adulto con modalità estetiche e narrative nuove e in quel clima nascono nuove riviste, soprattutto grazie all’impegno delle case editrici di Barcellona come Norma Editorial di Rafael Martinez e le Edicion La Cupula di Josep Maria Berenguer. Tra le nuove riviste Cimoc, Totem, Cairo e El Vibora, dove vengono pubblicati vecchi e nuovi autori del fumetto iberico: Carlos Gimenez, Vicente Segrelles, Fernando Fernandez, Daniel Torres, Miguel Angel Martin e tanti altri. Tra queste riviste va annoverata anche Creepy, versione iberica dell’omonima rivista americana di fumetti fantastici e dell’orrore. Su queste pagine, nel n.32 del febbraio 1982, fa il suo debutto la serie di Abulì e Bernet, riscuotendo fin da subito un largo successo e varcando dopo pochi mesi i confini nazionali. Vincitore del premio come “migliore fumetto internazionale” al Festival di Angouleme 1986, Torpedo sbarca in Italia sulle pagine della rivista di fumetti diretta da Oreste del Buono, L’Eternauta, dove si conquista presto una folta schiera di appassionati a partire dal primo numero in cui è pubblicato, il n.7 del settembre 1982, ad appena sette mesi dal suo debutto iberico. Passano gli anni e il buon Luca Torelli in Italia viene promosso a titolare di una propria testata: Torpedo. Fortemente voluta da Francesco Coniglio e ricalcata sulla falsariga dell’iberica Luca Torelli es Torpedo, la nuova rivista italiana è pubblicata dalla casa editrice ACME ed è dedicata esclusivamente alla migliore produzione noir del fumetto internazionale. Ne vengono pubblicati 11 numeri, tutti nel 1991, prima della definitiva chiusura. Attualmente Torpedo è reperibile grazie ai volumi pubblicati da Edizioni BD, che ha da poco ristampato l’opera omnia torelliana in 5 albi monografici che comprendono anche un nuovo adattamento dei dialoghi, maggiormente fedele agli originali iberici. Di Torpedo è stato prodotto anche un mediometraggio animato, Tic-Tac Luca Torelli es Torpedo, diretto nel 1996 dal regista iberico Juan Antonio Rojo e tratto dall’omonimo episodio apparso sulle pagine a fumetti della serie. Superfluo constatare come tale mediometraggio animato risulti inedito in Italia.



 


Sopra il mediometraggio animato Tic Tac Luca Torelli es Torpedo nella versione originale in lingua spagnola. Sotto l'episodio Assolo di tromba, proposto integralmente. Basta cliccare sulle immagini per ingrandirle.
(Le immagini sono proposte a mero scopo divulgativo, tutti i diritti appertengono ai legittimi proprietari)











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