domenica 3 giugno 2012

Un segugio a Baker Street. IL FIUTO DI SHERLOCK HOLMES


Se si guarda alla lunga storia produttiva che si lascia alle spalle la RAI -televisione di Stato che ai giorni nostri non riesce a staccarsi dall’imprinting datogli dall’ex-Presidente del consiglio Berlusconi che l’ha di fatto trasformata in una succursale di Mediaset- capita spesso di imbattersi in una serie di collaborazioni tra studi di produzione di nazionalità diversa. Di queste coproduzioni la RAI si è avvalsa spesso per realizzare sceneggiati televisivi e film per la televisione, ma anche per la creazione dei cartoni animati.
Sherlock Holmes e il dottor Watson
Ed è proprio andando a spulciare gli annali di quest’ultimo settore dell’industria culturale che capita di imbattersi in nomi che in contesto produttivo come quello italiano appaiono davvero inaspettati. Non fosse altro per il battage mediatico che si è scatenato nei confronti dei cartoni animati giapponesi –gli anime- praticamente fin dalla prima messa in onda di UFO Robot Goldrake avvenuta nel ’78 all’interno dei palinsesti di Raidue. Eppure dagli anni ’80 in poi molte produzioni animate messe in cantiere dalla RAI vengono realizzate avvalendosi proprio della consulenza e della manodopera artistica che i giapponesi hanno ormai notoriamente conquistato nei loro cartoni. In quegli anni gli anime sono prodotti che furoreggiano sul mercato internazionale e che fanno scuola grazie alle tecniche innovative che introducono nella gestione della narrazione e nell’utilizzo parsimonioso dei materiali di lavorazione. Per quanto riguarda il contesto italiano è uno studio d’animazione in particolare che intraprende la strada delle coproduzioni internazionali, conscio del valore che queste realtà lavorative differenti possono apportare ai cartoni animati italiani: è la Rever di Toni Pagot -nome d’arte di Antonio Pagotto-, uno dei più grandi nomi della storia dell’animazione in Italia, creatore insieme al fratello Nino anche del famosissimo pulcino nero Calimero, di Jo Condor e del draghetto pompiere Grisù. Tenendo conto anche dell’azione manageriale di Luciano Scaffa, direttore per più di tredici anni del reparto della RAI dedicato alla programmazione per i più piccoli -sue creazioni sono programmi come Tre, due, uno… contatto!, Big, Lo Zecchino d’oro e La banda dello Zecchino- e a conti fatti produttore esecutivo di molte delle serie animate RAI del periodo, tra le coproduzioni che dagli anni ’80 in poi RAI e Rever intraprendono con gli studi d’animazione del Giappone possiamo trovare Reporter Blues, I ragazzi del Mundial -entrambe in collaborazione con Tokyo Movie Shinsha- e Montana -in collaborazione con NHK-. Tra queste si inseriscono due serie animate affidate alla mano artistica di autori che diventeranno anni dopo mostri sacri dell’animazione internazionale.
Storyboard originale di
Tezuka per In principio:
storie dalla bibbia
La prima, una coproduzione RAI-NTV di Tokyo la cui stesura preliminare parte dalla Rever nel 1987, è In principio: storie dalla Bibbia affidata da Scaffa, autore anche delle sceneggiature, niente di meno che al “dio del manga” e padre rivoluzionario dell’animazione televisiva Osamu Tezuka e alla sua Tezuka Production. Per questa serie andata in onda prima in Italia –nel ’92- e poi in Giappone -nel ’97-,Tezuka viene contattato dalla RAI nel 1984 e si dimostra fin da subito entusiasta del progetto. È autore del character design e dell’impianto narrativo generale e passa due anni a lavorare sull’episodio pilota, raccontando la storia dell’Arca di Noè. Purtroppo Tezuka muore poco dopo aver completato il pilota ed è per questo che la regia passa a Osamu Dezaki, un altro veterano degli anime e già collaboratore di Tezuka alla Mushi Production. La seconda serie è invece Sherlock Holmes (successivamente ribattezzata Il fiuto di Sherlock Holmes) ideata nel 1981, con alle spalle una lavorazione abbastanza travagliata e che vede la collaborazione tra Rever e Tokyo Movie Shinsa, tra il figlio di Toni Pagot, Marco, e uno dei più dotati autori del panorama dell’animazione mondiale, colui che sarà in seguito ribattezzato “dio degli anime”: Hayao Miyazaki.

Acquerello di Miyazaki in cui viene
mostrata la tossicodipedenza di
Sherlock Holmes
Il progetto presentato dallo studio d’animazione italiano è incentrato sull’investigatore londinese protagonista dei fortunatissimi romanzi di Sir Arthur Conan Doyle e riceve l’attenzione della Tokyo Movie Shinsha che in quegli anni si sta aprendo alle collaborazioni internazionali per la creazione di opere animate televisive; ne è un esempio Ulysses 31, realizzata nel ‘81 con la francese DIS. Per la TMS lavora Miyazaki, per la quale ha già diretto serie animate (la prima serie di Lupin III), mediometraggi (Panda kopanda) e lungometraggi (Lupin III e il castello di Cagliostro), occupandosi spesso anche di altre mansioni come a esempio la direzione delle animazioni, insieme al collega e amico storico Isao Takahata, per Sam il ragazzo del west. Ed è proprio Miyazaki il nome indicato da TMS per la direzione di Sherlock Holmes, su esplicita richiesta di Marco Pagot. Il progetto parte con forti divergenze riguardanti la rappresentazione grafica dei personaggi, la resa televisiva del personaggio di Conan Doyle e il piano narrativo. I modelli presentati e voluti da RAI e Rever, ideati da Gi Pagot, si abbattono sul muro delle convinzioni artistiche di Miyazaki, famoso nell’ambiente dell’animazione per la testardaggine e per la meticolosità che rischiano spesso di far saltare i piani produttivi e di far sforare i sostanziosi budget messi a disposizione dagli studi televisivi che di volta in volta finanziano le sue serie animate. L’universo di Sherlock Holmes ideato dalla Rever è di matrice canina, collocandosi in questo modo sulla scia delle produzioni animate disneyane dominate da animali antropomorfi, ma questa scelta porta non pochi spunti di riflessione nella concezione miyazakiana, come appare evidente nei tanti acquerelli che anticipano la serie e che testimoniano il grande lavoro di studio svolto per la caratterizzazione dei personaggi. Inoltre il target individuato dalla RAI è quello preadolescenziale, di conseguenza bisogna appianare qualsiasi asprezza delle indagini. Esse non possono mai alludere a una violenza che vada oltre quella innocua dei cartoons occidentali, in cui personaggi di gomma non accusano mai le conseguenze dalla violenza data e ricevuta. Allo stesso modo bisogna tacere anche gli altri aspetti dell’investigatore londinese che non possono essere proposti a un pubblico di tenera età, su tutti la tossicodipendenza. È possibile rappresentare in un anime del genere la dipendenza da cocaina di Sherlock Holmes, seppur nella soluzione al sette per cento in vena? A ben guardare il personaggio narratoci da Conan Doyle è ben lontano da rappresentare un protagonista ideale per una serie animata rivolta ai più piccoli. Lo Sherlock Holmes di Conan Doyle, oltre ad avere il lieve «difetto» –testuali parole del dr. Watson- della cocaina, è anche un bohemien, una personalità bipolare che alterna esplosioni di energia a grandi reazioni letargiche, un fumatore che definire accanito è riduttivo e un frequente violatore di leggi che non esita a disattendere dedicandosi al borseggio, al furto con scasso e alla falsa testimonianza diretta ai poliziotti di turno. Difficile incanalare un tale ritratto all’interno di una programmazione per ragazzini, nonostante ci sia volontà da parte di Miyazaki di restare quanto più fedele possibile al personaggio originario.
Il fotogramma della sigla di inizio
che mostra un letargico Sherlock
Gli splendidi acquerelli (raccolti da questo esaustivo sito francese) prodotti durante la fase di studio dei personaggi lo dimostrano. Uno di questi vede l’investigatore di Baker Street iniettarsi in vena della coca sotto lo sguardo tranquillo del dr. Watson. Della letargia derivante dal suo disturbo bipolare invece ne è solo rimasta una flebile traccia nella sigla iniziale, nei fotogrammi in cui vediamo il segugio Sherlock Holmes circondato dal caos degli oggetti sparsi ovunque e sprofondato torpidamente sul divanetto, avvolto nell’oscurità della sua stanza illuminata soltanto dalla fioca luce diffusa da una lampada ad olio. Tutto il resto deve essere modificato e ben presto RAI e Rever riescono ad ottenere da Miyazaki l’adesione al loro progetto iniziale, con l’unica eccezione della figura di Mrs. Hudson di cui si parlerà in seguito. Riveduto e corretto il character design da Yoshifumi Kondo, anche direttore dell’animazione e autore di alcune sceneggiature, adottando una via di mezzo tra l’idea originale di Pagot e quella di Miyazaki, si da il via libera allo studio di animazione sussidiario della TMS, la Telecom Animation Film, per iniziare la lavorazione della serie.

Splendido campo lungo di Baker Street
che mostra la cura riposta nella
rappresentazione delle ambientazioni
La passione e la scrupolosità che Miyazaki riversa in ogni suo progetto lo porta anche in questo caso a documentarsi con dei sopralluoghi in Inghilterra e a raggiungere uno standard di qualità molto elevato, forse uno dei più elevati di sempre per una serie animata televisiva. Ecco allora che invece degli usuali 5000 rodovetri mediamente utilizzati di solito per produrre una puntata di un anime, Miyazaki raggiunge quota 10000 garantendo una fluidità fino ad allora mai raggiunta in una produzione animata televisiva e capace di sorpassare per qualità visiva anche dozzine di produzioni odierne, tuttavia facendo anche levitare enormemente budget e tempi di produzione. La cura riposta nella resa grafica degli sfondi e delle ambientazioni sontuose, ricalcate fedelmente su luoghi britannici personalmente visitati da regista e staff, si sposa perfettamente con i ritmi serrati degli episodi rispecchiando in questo modo il più tipico stile miyazakiano. Nei primi sei mesi di lavorazione vengono realizzati quattro episodi –La piccola cliente, Lo smeraldo blu, Il tesoro sommerso e Le sterline mancanti- fino a quando il Conan Doyle Estate, l’ente che si occupa della gestione dei diritti d’autore delle opere di Conan Doyle, non solleva dubbi sull’uso dei personaggi fatto dalla coproduzione italonipponica, costringendola così a bloccare la lavorazione per motivi di copyright e impedendo il completamento del quinto e del sesto episodio già in corso di lavorazione. Miyazaki viene dirottato dalla TMS su di un altro progetto, la trasposizione in lungometraggio animato del Little Nemo di Winsor McCay, anch’esso martoriato da problemi produttivi che portano alla rottura definitiva tra il regista e la casa di produzione nipponica. Passato alla Tokuma Shoten per la quale realizza manga e lungometraggio di Nausicaa della valle del vento, nel 1984 Miyazaki decide di riprendere gli episodi di Sherlock Holmes rimasti fino ad allora nei cassetti della Shinsha e, forte della loro qualità visiva, ne propone due montati insieme come pre-film della proiezione cinematografica di Nausicaa. Per motivi di copyright il mediometraggio viene fatto precedere dall’indicazione «questo film non ha nulla a che vedere con Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle», vengono sostituiti doppiatori e sigle e vengono modificati i nomi dei protagonisti, tra cui la signorina Hudson che diventa la signorina Hellison e il professor Moriarty che cambia in prof. Moloch.
Il profèssor Moriarty in azione
Ma il 1984 è anche l’anno in cui viene risolta la disputa con gli eredi di Conan Doyle, tanto che la serie può essere ripresa e completata. Però Miyazaki è ormai fuori dalla Shinsha, impegnato in progetti autonomi che porteranno da lì a poco alla fondazione dello studio Ghibli. Si riparte così dagli storyboard originali e da quelle due puntate lasciate incomplete dal regista nipponico –Il rapimento di Mrs. Hudson e Le scogliere di Dover-, in seguito completate e addirittura proiettate nel 1986 come pre-film a Laputa - Castello nel cielo. La regia passa a Kyosuke Mikuriya e nel giro di sette mesi vengono realizzati altri 20 nuovi episodi permettendo così la messa in onda della serie completa in 26 puntate, facendola esordire nel novembre del 1984 in contemporanea sulla giapponese TV Asahi e sull’italiana Raiuno.

Holmes e Watson inseguono l'aereo di
Moriarty dalla cui ala rischia di
precipitare la piccola Polly

Il passaggio di consegne a Mikuriya, nonostante qualche lieve modifica riguardante soprattutto il comparto delle animazioni, non determina alcuna cesura né dal punto di vista visivo né da quello narrativo, facendo assestare la serie quasi completamente sugli eccellenti livelli della gestione miyazakiana, di cui rimangono anche alcune sceneggiature sfruttate per gli episodi diretti dal nuovo regista. Sull’intera opera comunque rimane impressa a fuoco la mano di Miyazaki, sia per la caratterizzazione complessiva dei personaggi, ormai ben definiti già dopo quattro puntate, sia per il ritmo narrativo dato al susseguirsi degli episodi. Trattandosi di una serie per ragazzi le indagini compiute da Holmes e dal suo assistente Watson per smascherare i piani criminali imbastiti dal profèssor Moriarty non sono particolarmente complesse, ma si poggiano più che altro su una robusta base fatta di azione e inseguimenti, due elementi che a conti fatti sono anche marchi di fabbrica delle produzioni del futuro regista dello studio Ghibli. Inseguimenti per cielo, mare e terra, costruiti attraverso la personalissima scansione dinamica tipica della regia miyazakiana, scandiscono gli episodi della serie animata, richiamando spesso il più celebre inseguimento della storia delle produzioni animate, quello di Lupin e Jigen a bordo della cinquecento gialla nel lungometraggio Il castello di Cagliostro realizzato anni prima dallo stessa regista. Ma ne Il fiuto di Sherlock Holmes sono presenti anche gli altri marchi di fabbrica di Miyazaki, a partire dal volo e dalla presenza di un’eroina forte capace di eclissare qualsiasi rappresentazione stereotipata del sesso debole. Il volo e gli aeroplani costituiscono un filo diretto che attraversa l’intera produzione animata del futuro regista Ghibli, passando dalla fortezza aerea di Conan - Il ragazzo del futuro al protagonista de Il castello errante di Howl capace di librarsi in volo grazie ai suoi poteri magici. Sono addirittura la componente principale di Porco Rosso, lungometraggio ambientato nei cieli dell’Italia del fascismo pre-bellico che presenta molti punti di contatto con Sherlock Holmes. Il protagonista di Porco Rosso è un aviatore/cacciatore di taglie, trasformato in maiale da una maledizione, che si oppone al regime fascista -da qui il titolo del film esplicitato dalla frase «piuttosto che diventare un fascista meglio essere un maiale»- e il cui nome, Marco Pagot, costituisce un esplicito omaggio al collega/amico italiano incontrato durante la lavorazione della coproduzione con la Rever. Lo stesso dicasi per Gina, cantante di un nightclub e compagna di Marco, che trae il suo nome da Gi Pagot, sorella dell’animatore Marco, anch’ella impegnata nella lavorazione della serie dedicata al detective canino. Altri espliciti punti di contatto sono il Savoia-Marchetti, aereo utilizzato sia dal protagonista di Porco che da Mac Benn, personaggio in conflitto con il professor Moriarty nell’episodio 22 La meravigliosa macchina volante, e il background della governante Mrs. Hudson, vedova di un aviatore e spericolata pilota d’aerei ella stessa.
Mrs Hudson e Watson lanciati in
uno spericolato inseguimento
La signorina Hudson, oltre ad anticipare anche il personaggio di Fio, l’assistente di volo di Marco in Porco Rosso, costituisce l’incarnazione del prototipo miyazakiano della donna forte, la figura femminile onnipresente nelle sue produzioni animate capace di far impallidire lo stereotipo del sesso debole quando gli eventi lo necessitino. Emblematico in questo senso l’apertura dell’episodio 10 Le scogliere di Dover in cui Mrs. Hudson non esita a gettarsi, munita di ascia, in soccorso al pilota dell’aereo della posta britannica precipitato nei pressi della dimora del detective londinese, anticipando in questo modo gli esitanti Sherlock e Watson incapaci di prendere una decisione repentina in un contesto di pericolo come quello che gli si era presentato. E dire che Rai e Rever nell’iniziale stesura della serie volevano una governante grassa e anziana, tanto bonaria quanto inutile dal punto di vista narrativo. La solida caratterizzazione che ha invece assunto nella stesura finale la si deve a un Miyazaki che sbatte i pugni sul tavolo per avere una protagonista femminile forte, tentando inizialmente addirittura di farne la protagonista principale -anticipando l’operazione compiuta di lì a poco con Nausicaa- ma dovendosi accontentare del già notevole risultato ottenuto. Che una tale Mrs. Hudson sia una richiesta esplicita del futuro regista Ghibli lo si capisce ancora di più dal fatto che negli episodi diretti da Miyazaki la governante diventa via via sempre più presente sulla scena, mentre questa presenza è destinata a calare vertiginosamente durante la gestione di Mikuriya.

Personaggi ricorrenti nell'universo
creativo di Miyazaki. In alto a sinistra
la piccola Marta in Sherlock Holmes e
a destra la piccola Mei da Il mio vicino
Totoro
. In basso a sinistra la piccola

Polly in Sherlock Holmes, a destra
Pazu da Laputa - Castello nel cielo
Ma non finisce certo qui. Tanti altri sono gli elementi di continuità che accomunano Il fiuto di Sherlock Holmes alle altre opere miyazakiane, passate e future rispetto al momento di uscita della serie. Oltre ai già citati tre elementi distintivi -gli inseguimenti, il volo e la donna forte- tanti piccoli tasselli emergono dai fotogrammi della serie dedicata al detective canino che, all’occhio più attento dell’appassionato, mostrano come l’intera produzione di Miyazaki possa essere considerata un unico calderone in cui di volta in volta escono piatti preparati mescolando in misura diversa gli ingredienti. Ecco allora che, come è stato giustamente fatto notare dal fan-site butaconnection, alcuni dei personaggi di questa serie contengono in nuce il germe creativo che li farà esplodere successivamente. Oltre a Mrs. Hudson come precorritrice nello specifico della Fio di Porco Rosso, la piccola Martha Sumes dell’episodio 3 La piccola cliente altro non è che la Mei di Il mio vicino Totoro, mentre la piccola orfana Polly dell’episodio 5 Lo smeraldo blu anticipa il Pazu di Laputa – Castello nel cielo. Anche il trio di cattivi Moriarty, Smiley e Todd prefigurano sia la banda criminale di Dora in Laputa che i pirati aviatori Mamma Aiuto di Porco Rosso, condividendone anche la tecnologia creativa riversata nei mezzi di locomozione di cui si servono. Di episodio in episodio il professor Moriarty esibisce vetture, aerei e macchinari supertecnologici, come solo uno scienziato criminale profondamente geniale sa fare, modellando il tutto secondo gli stilemi dello steampunk che fa calibrare il tiro narrativo della serie dal contesto storico post-vittoriano di Conan Doyle al tecnologismo fantasmagorico di Jules Verne. Un stile che sarà mantenuto anche in Laputa e a sua volta utilizzato per Nadia e il mistero della pietra azzurra, quella che in origine sarebbe dovuta essere la serie televisiva incentrata su Laputa prima che il progetto si concretizzasse nella sua attuale forma cinematografica.
Disegni preparatori per le macchine
tecnologiche del profèssor Moriarty
Ma oltre ad anticipare aspetti delle future produzione di Miyazaki in Sherlock Holmes vengono anche riproposti elementi che hanno reso celebri le sue opere passate, facendo riferimento in particolare a quel capolavoro del cinema di animazione che è Lupin III e il castello di Cagliostro. Nell’episodio 11 Le sterline mancanti il castello di Gilmore non è altro che un “omaggio” al castello del conte di Cagliostro, ripreso a sua volta dal lungometraggio del francese Paul Grimault Le roi et l’oiseau, così come la stamperia clandestina di monete dell’episodio 3 La piccola cliente è un riferimento all’enorme dispiegamento tecnologico che il conte di Cagliostro cela clandestinamente nei sotterranei del suo castello per falsare banconote e inquinare in questo modo i mercati dell’intera economia globale. Ancora da Lupin provengono le caratterizzazioni di alcuni personaggi secondari, tra cui la ladra Miss Hamilton dell’episodio 21 Lo stallone reale che ricorda una giovane Fujiko Mine, lo studente giapponese Kinotsu Natsume dell’episodio 19 La stele di Rosetta che sembra ricalcato sul samurai compagno d’avventure di Lupin Goemon Ishikawa XIII e l’Elizabeth Lacriffe dell’episodio 26 La sposa scomparsa che nella sventura di essere obbligata a un matrimonio di interesse ci fa tornare alla mente la delicata figura di Clarisse nel Castello di Cagliostro. Lo stesso Moriarty sembra voler gridare più volte la prestigiosa parentela artistica col suo più fortunato collega Arsenio Lupin III.
Altri personaggi ricorrenti: in alto a
sinistra Natsume in Sherlock Holmes,
 a destra Goemon da Lupin III. In
basso a sinistra Miss Hamilton da
Sherlock, a destra Fujiko da Lupin III
Nel complesso «la serie riadatta in chiave più infantile una formula non molto dissimile da quella di Lupin: astuzia contro violenza, travestimenti e inseguimenti, il cattivo sconfitto e la polizia surclassata; anche se in questo caso da un protagonista investigatore anziché ladro.» (Alessandro Bencivenni, Hayao Miyazaki il dio dell’anime, pag.66) E i personaggi sono lì a testimoniare questa vicinanza tra le due serie, con in più un altro fondamentale elemento in comune: entrambe mostrano un goffo direttore di polizia destinato a inseguire in eterno il proprio avversario senza avere la soddisfazione di poterlo mai arrestare definitivamente. Gli ispettori Zenigata dell’Interpol in Lupin e Lestrade di Scotland Yard in Il fiuto di Sherlock Holmes praticamente si connotano come un unico personaggio e se casomai qualche spettatore distratto non se ne fosse accorto ci pensa il doppiaggio italiano a ricordarglielo.

Ancora personaggi ricorrenti: in alto a
sinistra Elizabeth in Sherlock Holmes,
a destra Clarisse da Lupin e il castello
di Cagliostro
. In basso a sinistra

Lestrade da Sherlock Holmes, a destra
Zenigata da Lupin III

La voce canina di Lestrade infatti è la stessa dell’ispettore Zenigata, affidata al doppiatore Enzo Consoli. Forse è la prima volta nella storia degli anime in Italia in cui un doppiaggio italiano supera in qualità l’originale giapponese. Il merito va sicuramente all’adattatore dei dialoghi e direttore del doppiaggio Mario L.F. Russo che arricchisce i dialoghi inserendovi motivetti ed espressioni gergali italiane che enfatizzano gli aspetti umoristici della situazione di turno e i siparietti comici di cui è protagonista lo sfortunato professor Moriarty. Il profèssor Moriarty è incredibilmente doppiato da un Mauro Bosco in stato di grazia che dà voce al criminale lupesco con un esilarante dialetto piemontese che, se sulle prime può spiazzare o addirittura infastidire, col passare dei minuti riesce a conquistare il cuore degli spettatori. Non è raro sentire Moriarty proferire espressioni come «il gatto tonto e la volpe sièma» riferendosi ai suoi due assistenti, «quel rompicrimini maledetto fetentissimo inglese» con riferimento a Holmes e «il grasso dottore di pidocchi della perfida Albione» parlando di Watson, sui cui svetta l’onnipresente imprecazione «porca menta» per un personaggio che, se non fosse per la genialità delle trovate che escogita, farebbe presto calare il suffisso “pro” dalla sua qualifica, facendo restare impietosamente quel “fèssor” che la stessa cadenza verbosa dei suoi scagnozzi sembra suggerire.

Da ricordare infine che nel 1984 Il Giornalino delle Edizioni San Paolo ha pubblicato per un certo periodo il fumetto dedicato al detective canino, su testi di Toni Pagot e con i disegni di Franco Oneta, Gino Gavioli e Carlo “Perogatt” Peroni, sfruttando così il traino del debutto della serie in tv. Per chi invece volesse recuperare questo piccolo gioiello animato della filmografia miyazakiana l’intera serie è stata pubblicata in dvd da Yamato Video e recentemente raccolta in un cofanetto da collezione.

Una striscia della versione a fumetti di Sherlock Holmes apparsa su Il Giornalino

FONTI:
- Alessandro Bencivenni, Hayao Miyazaki. Il dio dell’anime, Recco-Genova, Le Mani – Microart’s edizioni, 2005;
 - McCarthy Helen, Osamu Tezuka. Il dio del manga (ed. or. Ilex Press, 2009), Milano, Edizioni BD, 2010;
- Il fiuto di Sherlock Holmes, libretto introduttivo contenuto nel Box Yamato Video;
Massimo De Faveri, Il fiuto di Sherlock Holmes, 8 luglio 2007, approfondimento dell’associazione culturale Terre di Confine.


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