domenica 27 dicembre 2015

GUERRILLA RADIO. VITTORIO ARRIGONI, LA POSSIBILE UTOPIA di Stefano "S3keno" Piccoli


Per un attimo lasciate da parte uomini d'acciaio in calzamaglia, morti che camminano in lotta con ex-sceriffi americani, supereroi con superproblemi, pirati dagli arti di gomma alla conquista dei tesori del mondo, adolescenti in crisi incasellate in pagine sbrillucicose, indagatori dell'incubo e ranger della frontiera italo-americana. 

Immergetevi nella lettura di Guerrilla Radio e affiancatevi a Vik, volontario di pace e «umanissimo e imperfettissimo come tutti noi", caduto in nome dei valori di solidarietà e uguaglianza mentre dalla striscia di Gaza urlava al mondo: restiamo umani.
Quella Gaza che «è anche quell'artista che da un anno non esce dalla sua camera e sulle pareti ha dipinto il mondo che vorrebbe; che è quel medico che deradicalizza i ragazzi manipolati dai militanti; che è quel ragazzino di 18 anni che ti dice che non ha mai visto cosa c'è oltre la Striscia, che non ha mai conosciuto i suoi parenti, che ha la casa con i muri crivellati di proiettili.» (Non è un paese per uomini, donne e bambini di Barbara Schiavulli) 
Immersa in questo clima la figura di Vittorio Arrigoni, attivista impegnato a diffondere le ragioni dei palestinesi sotto occupazione, che quotidianamente andava nei campi coltivati della "zona cuscinetto" per proteggere, con la sua sola presenza, i contadini dagli spari israeliani e che aveva passato mesi assieme ai pescatori di Gaza tenuti sotto tiro dalla Marina militare israeliana. 

Grazie, Stefano "S3keno" Piccoli. 
È un libro (a fumetti) di cui avevamo bisogno.

Vik secondo Moni Ovadia:
«È stato ferocemente giustiziato Vittorio Arrigoni uno dei nostri. Non il militante di una fazione, non solo o non tanto un pacifista o un sostenitore della causa palestinese ma un essere umano che conosceva il significato di questa parola. Essa implica un dovere animato da una passione irreprimibile. Il dovere di stare a fianco al povero, all'oppresso, al perseguitato; i brutali esecutori dell'orrore sarebbero degli islamisti salafiti, vedremo. 
Ma i mandanti non sono loro. Il mandante della violenza è l'oppressione, l'ingiustizia, il privilegio, il razzismo. Vittorio era a fianco del popolo palestinese, dei suoi bambini, delle sue donne e dei suoi vecchi, come lo sono molti di noi pur senza la sua coraggiosa determinazione e la sua totale dedizione, perché la popolazione civile di quel popolo da 45 anni subisce la violenza di un'occupazione e di una colonizzazione illegale, ingiusta, violenta che per gli abitanti di Gaza oggi si è trasformata in un vero assedio che strangola in un diuturno stillicidio la sua economia, la sua vita, il futuro dei suoi fanciulli e dei suoi adolescenti.
I mandanti morali di questo ennesimo orrore sono gli sgherri di questo status quo che si sottraggono alla giudicabilità grazie alla sconcia inerzia della vile comunità internazionale. E questo ignobile status quo, voluto per cancellare l'identità di un popolo, proseguirà il suo sporco lavoro. Intanto, in tv, ascolteremo i ributtanti discorsi di circostanza dei soliti soloni che ci spiegheranno che la colpa è tutta del fanatismo islamico che non vuole accettare la superiorità della democrazia di occupanti e di democratici coloni fanaticamente religiosi.» (Moni Ovadia, Vittorio, uno di noi, l'Unità, 15 aprile 2011)

Di seguito l'indice del volume:
-Introduzione (di Egidia Beretta Arrigoni)
-L'inizio, la fine
-Congolese
-Palestina, sempre
-Guerrilla Radio
-E piombo fu(so)
-Caro Saviano
-La scatola
-La fine, l'inizio
-Perché Vittorio. Dalla genesi di Guerrilla Radio ai ringraziamenti (di Stefano "S3keno" Piccoli)
-Vittorio, uno di noi (di Maso Notarianni)
-Non è un paese per uomini, donne e bambini (di Barbara Schiavulli)
-L'ultima partita di Simone (di Filippo Golia)
-Vittorio è sempre con noi (di Meri Calvelli)
-Un ricordo (di Gabriele Corno)
-Al Mukawama (di Luca Persico a.k.a. 'o Zulù)
-Resto umano (di Claudio Calia)
-Palestina: l'hip hop che abbatte il muro (di Kento)
-Gaza's NRG (di Davide "Red" Sebastiani)
-Per non dimenticare Vik - Il processo (di Mirca Garuti)

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