martedì 19 gennaio 2016

Essere vegetariani: una riflessione

Spesso mi vengono chieste le motivazioni alla base della mia scelta di diventare vegeteriano.

Ogni volta, nel tentativo di imbastire una risposta esaustiva che abbracci in maniera rigorosa gli aspetti etici di tale scelta, mi piacerebbe possedere la stessa efficacia di Earthlings, il bellissimo documentario di Shaun Monson, condotto dalla voce narrante di Joachin Phoenix, che a distanza di 10 anni dalla sua uscita continua ad essere una delle più lucide analisi dello specismo e degli effetti aberranti provocati dall'antropocentrismo su tutti gli altri esseri viventi del pianeta Terra.

Mi piacerebbe anche rendere trasparenti le mura opache di ogni macello, di ogni centro di addestramento e di detenzione, di ogni conceria, di ogni circo e di ogni centro di ricerca e di sperimentazione medica. Mi piacerebbe costringere la gente a guardare, ad instillarle a forza un senso di empatia, e sbattergli in faccia la nuda verità: la crudeltà è la base della nostra esistenza. 

Il nostro cibo, il nostro vestiario, il nostro divertimento, le nostre medicine e il nostro progresso sono insozzati a monte da questa crudeltà, del tutto gratuita e innecessaria, che altro non é se non la dimostrazione immediata di quanto la società umana abbia fatto della sopraffazione e del delitto la sua forza costitutiva.  

Se accettiamo per vera la tesi di Feuerbach secondo la quale «l'uomo è ciò che mangia», allora dobbiamo assumere per vero anche che la crudeltà è ciò che contraddistingue la nostra esistenza, minando qualsiasi possibilità di avanzamento etico perché, annegati nell'ignavia più totale, non riusciamo neanche a riconoscere l'origine di ciò che quotidianamente ingeriamo. 

Ecco allora che la contraddizione emerge prepotentemente in tutta la sua paradossalità: che senso ha circondarsi di animali domestici, quasi a venerarli, e al contempo ingozzarsi indiscriminatamente dei loro simili?

«Abbiamo bisogno di un'altra concezione, più saggia e forse anche più mistica, degli animali. Lontano dalla natura universale e vivendo secondo complicati artifici, l'uomo civilizzato osserva le creature attraverso la lente della propria conoscenza e pertanto l'intera immagine che ne risulta è enormemente deformata. Li trattiamo con superiorità per la loro incompletezza, per il loro tragico destino di aver assunto forme così inferiori alle nostre. Ed è in questo che sbagliamo e sbagliamo enormemente. Perché l'animale non deve essere misurato con il metro umano. In un mondo più antico e più completo del nostro essi si muovevano finiti e completi, dotati di un'estensione dei sensi che noi abbiamo perso o non abbiamo mai raggiunto, vivendo seguendo voci che non udiremo mai. Non sono fratelli. Non sono esseri inferiori. Sono altre nazioni, intrappolate insieme a noi nella rete della vita e del tempo, nostri compagni di prigionia nello splendore e nel travaglio della Terra.» (The Outermost House, Henry Beston)

L'imperativo è categorico: bisogna guardare.
Make the connection, diventa consapevole delle scelte che compi. 



1 commento:

  1. Quando mi chiedono perchè sono vegetariana io rispondo che un libro mi ha, letteralmente, cambiato la vita. "Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?" Vivamente consigliato!

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